cos'e'un kata
(di Vincenzo
Alibrandi)
Nella cultura
occidentale, da tempo il sapere nelle sue varie
forme viene trasmesso attraverso la scrittura.
Persino la musica ha avuto modo di essere
trascritta mediante una rappresentazione grafica
delle varie note, delle pause, dei tempi ecc. La
capacità descrittiva del linguaggio si è fatta
sempre più raffinata e complessa e quindi in
grado di trasmettere informazioni sempre più
sofisticate e specifiche. Tuttavia, solo poche
decine di anni fa l'analfabetismo regnava
indisturbato presso la stragrande maggioranza
della popolazione mondiale, e tuttora non c'è
paese in cui sia stata completamente "debellata"
e in alcuni luoghi costituisce ancora lo
"status" normale dello stadio culturale.
Se in un contesto
di quest'ultimo tipo sorgesse l'esigenza di
trasmettere qualcosa di scritto, probabilmente
si ricorrerebbe, come l'uomo ha già fatto in
passato, ad una pura e semplice rappresentazione
di immagini. Basta andare a vedere le iscrizioni
rupestri dell'uomo primitivo, o i "calendari"
degli Indiani d'America o uno qualsiasi degli
innumerevoli esempi del passato per ritrovare
questa soluzione al problema della comunicazione
in assenza di un sistema articolato di
scrittura.
Se vogliamo andare
un po' oltre, possiamo ritrovare la stessa
soluzione laddove la scrittura sarebbe
incompatibile con l'esigenza immediata della
comprensione: un triangolo giallo con un teschio
al centro e due saette incrociate dietro, stanno
a significare "pericolo di morte per scariche
elettriche". Bisogna ammettere che
l'immediatezza dell'immagine, in questo caso, è
assai più pratica di un qualsiasi scritto. Gli
odierni segnali stradali seguono esattamente
questo principio e la parte scritta, laddove
necessaria, è limitata ad un piccolo trafiletto
al di sotto del messaggio segnaletico
principale.
Alcuni dei
trattati sulle arti marziali del passato (non
solo orientali, ma di tutto il mondo, Europa
inclusa) si basava quindi su scritti esplicativi
di un disegno che rappresentava la tecnica.
Raramente, per evidenti difficoltà
rappresentative, ci si spingeva fino ad
argomenti "tattici". Sorge quindi spontanea
l'osservazione di quale possa essere la
soluzione ideale alla trasmissione di "immagini"
laddove sia difficile crearne una
rappresentazione grafica: una delle possibili
soluzioni, forse la più efficace, è "fare le
immagini", montarle insieme in modo organico se
non addirittura sistematico, e far sì che le
impari direttamente il destinatario del
messaggio. Nel caso delle arti marziali, IL
CORPO.
Con questo breve
percorso abbiamo dato un'interpretazione per
così dire "spicciola" del significato tecnico di
un kata: il kata come promemoria di una
conoscenza direttamente acquisibile attraverso
il movimento. E questo aspetto potrebbe già da
solo giustificare la creazione e trasmissione
dei kata ed il loro numero praticamente
"infinito" se si considerano le varie
discipline, nei vari stili ecc.
Resta però un
problema di "lettura": la Colonna Traiana, a
Roma, "narra" mediante una rappresentazione
grafica, le avventure militari della Roma
dell'epoca. Chiaramente bisogna saper
interpretare questa strana spirale di figure
scolpite identificando "chi è cosa" (gli "amici"
e i "nemici", i "vincitori" e i "vinti", i
"condottieri" e gli "ausiliari" ecc.). Insomma,
bisogna saperla "leggere". Alcune scuole di arti
marziali (il Katori Shinto Ryu, ad esempio)
hanno codificato una serie di kata da fare in
coppia, rendendone così più accessibile la
lettura. La gran maggioranza delle altre ha
codificato kata per un singolo esecutore. Ed
ecco che sorge un gran problema di "lettura",
perché un kata eseguito da un solo esecutore è
un po' come un "tango" ballato da un solo
ballerino: bisogna sapere cosa fa la
controparte!
Per una corretta
ed attendibile "lettura" dei kata occorre quindi
una conoscenza profonda del tema di cui il kata
tratta e questa conoscenza passa inevitabilmente
attraverso la chiave interpretativa fornita dal
"maestro" con l'insegnamento delle tecniche di
base (i cosiddetti "kihon").
Ecco spiegato
quindi anche l'aspetto "misterioso" dei kata da
cui nasce la "leggenda" della chiave segreta (il
cosiddetto "kaisai no genri"), rivelata a pochi
eletti, che fornisce lo "schema di montaggio"
per trasformare "telaio, ruote, pistoni, lampade
ecc.", in una fiammante "Ferrari"!
Tutto questo, un
tempo, aveva un senso estremamente utile ai fini
di una "corretta" preservazione della base
tecnica di una scuola: la trasmissione di un
kata non implicava automaticamente
l'acquisizione dei suoi contenuti, ed i "buoni
meccanici" in grado di ricostruire la "Ferrari"
di cui sopra anche senza il relativo "schema di
montaggio" erano non solo ben pochi, ma comunque
già pregni di quella conoscenza a cui un kata
non avrebbe potuto aggiungere granché.
L'esigenza di dare la conoscenza opportuna solo
a chi e quando veniva ritenuto opportuno era
l'unico aspetto di cui tener conto nel
trasmettere e contemporaneamente conservare il
patrimonio tecnico acquisito.
Oggi tutto ciò ha
assunto un aspetto profondamente diverso, in
quanto la trasmissione ha un indirizzo sempre
più ampio, sino a diventare addirittura
"divulgativo". E questo tanto più per le arti
che a causa della loro passata "segretezza"
rischiano oggi di scomparire!
Fornire i "pezzi"
contestualmente allo "schema di montaggio"
dovrebbe quindi essere il normale approccio
dell'insegnamento, considerando inoltre che le
realtà sociali in cui oggi si vive escludono il
potenziale pericolo che il "nemico" possa
appropriarsi delle nostre conoscenze!
La verità su
taluni "punti vitali" rimarrà, si spera, un
romantico e aneddotico aspetto della pratica,
mentre lo studio delle capacità del corpo, della
forza della mente, delle tattiche in relazione
agli angoli e alle distanze ecc. ne
costituiranno l'aspetto concreto.
Altri due aspetti
influenzano fortemente la "forma"
rappresentativa del kata: il primo è dato dalla
sua inevitabile "stilizzazione". E' infatti
inimmaginabile che attraverso uno o più kata si
possa coprire tutto il campo delle possibili
varianti tecnico-tattiche potenzialmente
riscontrabili in combattimento (uno o più
avversari, armati e non, su un tipo di terreno o
su un altro, con un contorno strutturale libero
o impacciato, di giorno o di notte ecc.). Ne
consegue che il kata deve assolvere
un'importante funzione di sintesi a cui si può
far fronte solo scegliendo, tra i possibili
movimenti utilizzabili, quelli atti a dare un
"principio" tecnico-tattico il più versatile
possibile. L'altro aspetto è quello puramente
"allenante", cosicché la pratica quotidiana di
tale o tal altro kata sviluppino nel praticante
il giusto assetto corporeo (equilibrio,
velocità, potenza ecc.) e l'adeguato assetto
mentale.
Analizzando
infatti i kata delle varie discipline, avremo un
po' di tutto di quanto espresso sopra, con una
propensione per l'uno o l'altro di questi
aspetti a seconda della disciplina o dello stile
o del semplice grado di complessità (dai kata
relativamente "semplici" e ripetitivi, dal fine
prevalentemente allenante, ai più complessi e
variegati, con una struttura paragonabile a un
"Bignami" di tecniche raffinate e specifiche).
Laddove si sceglie un ordine progressivo, il
contenuto tecnico è generalmente presentato in
modo "piramidale": l'ampia base è costituita dai
primi kata che contengono poche tecniche
relativamente semplici applicabili nella
maggioranza delle situazioni di confronto.
Salendo di livello la piramide si stringe e i
kata si fanno sempre più "tematici",
evidenziando un gruppo di leve o di proiezioni,
un tipo particolare di colpo ecc., nonché taluni
aspetti tattici del combattimento.
Per concludere,
solo poche parole sulla eterna diatriba tra cosa
sia meglio: se allenare "pochi kata, acquisendo
una padronanza tecnica più ristretta ma più
automatizzata", o allenare "molti kata,
acquisendo una maggiore versatilità a spese di
un minor automatismo". Una risposta definitiva a
questo dilemma, a mio parere, non si troverà
mai. Certo è che in passato le difficoltà di
spostamento rendevano gli scambi discretamente
difficili anche per le merci di più largo
consumo: figuriamoci per ciò che aveva un
carattere di esoterica segretezza! E' quindi
intuibile che talune scuole marziali
insistessero su un campionario piuttosto
ristretto di kata da cui poteva essere
estrapolato il carattere fondamentale delle loro
scelte tecnico-tattiche.
L'apertura
odierna, non sempre attuata ma perlomeno
auspicabile, potrebbe invece dare più senso ad
un allenamento più vario, dove lo studio del
corpo o di una certa arma si sviluppi in un
contesto anche culturalmente più ampio e quindi
più incline a voler osservare uno stesso
principio da diverse angolazioni tecniche,
oppure estraendo da un'espressione tecnica i
diversi principi possibilmente identificabili.